     p 21 .
Paragrafo 3 . L'utopia.


Introduzione.

La  descrizione  di  un  mondo ideale    tipica  della  tradizione
platonica dominante nel Rinascimento, sia che si tratti dell'ideale
comportamento  dell'uomo  di corte, delle regole  dell'architettura
per  la costruzione della citt ideale, o della realizzazione della
natura umana nello stato ideale.
     Niccol  Machiavelli, con la figura dell'arciere  che  abbiamo
riportato  qui  sopra,  mostra con grande chiarezza  quale  sia  la
funzione dell'ideale:  il
     
     p 22 .
     
     punto  immaginario  verso cui mira chi  vuole  raggiungere  un
bersaglio reale posto pi in basso di quel punto.
     L'esempio  di  Machiavelli torna utile anche per  spiegare  il
significato  di utopia. Letteralmente "non luogo", "luogo  che  non
esiste"(77),  il  termine utopia  comunemente usato  per  indicare
qualcosa di fantastico, di immaginario, un sogno irrealizzabile; in
realt,  molto  spesso, l'utopia assume il carattere  di  progetto,
che,  seppure non realizzabile nella sua interezza, si propone come
guida  per  azioni  concrete. E' in questo  senso  che  lo  abbiamo
riferito   allo   stato  ideale  descritto  nella   Repubblica   di
Platone(78) o al Principe di Machiavelli. E' in questo senso che lo
usa il suo creatore Tommaso Moro.

Tommaso Moro.
     
Tra  il 1510 e il 1516, quindi contemporaneamente alla stesura  del
Principe  di  Machiavelli, l'inglese Thomas  More  (Tommaso  Moro),
membro della Camera dei Comuni e membro del Consiglio Privato della
Corona,  scrive la sua Utopia. Si tratta di una sorta di  relazione
del  viaggio  che un immaginario umanista di nome Raffaele  Itlodeo
avrebbe  compiuto  nei  mari  d'Oriente  in  compagnia  di  Amerigo
Vespucci. In quei mari avrebbe trovato un'isola di nome Utopia.
     
La critica della societ contemporanea.
     
L'opera  di Moro si divide in due parti: nella seconda   descritta
la  societ  di Utopia, mentre nella prima  condotta una  puntuale
analisi critica della societ inglese del tempo.
     Come   Machiavelli  denuncia  le  gravi  condizioni  politiche
dell'Italia,  dominata  dalla  presenza  straniera(79),  cos  Moro
denuncia  la  situazione  critica dell'Inghilterra  causata  da  un
profondo  processo di trasformazione economica: la  recinzione  dei
campi  (enclosures), la sostituzione della coltivazione dei cereali
con  l'allevamento  di  ovini  per fornire  la  lana  all'industria
tessile, la conseguente cacciata dei contadini dalle campagne e  la
loro  migrazione verso le citt, dove le uniche attivit  per  loro
possibili sono l'accattonaggio e la violenza, contro le quali  sono
inutili le leggi pi rigorose.
     Questo   stretto  legame  con  il  presente  caratterizza   la
riflessione politico-filosofica del Rinascimento, e fa s che  essa
non  sia  solo  un  nostalgico sguardo al passato,  ma  uno  sforzo
progettuale e quindi rivolto al futuro.
     Certamente  nell'Utopia di Moro echeggia un rimpianto  per  un
passato visto come "et dell'oro"; compare - e questa  una  novit
destinata ad affermarsi tra il sedicesimo e il diciottesimo  secolo
-  una stupita ammirazione per le forme di vita semplici e naturali
delle popolazioni indigene del nuovo mondo; ma soprattutto emergono
gli aspetti negativi della societ contemporanea.
     
     p 23 .
     
Libert, ordine, tolleranza.
     
Innanzi  tutto,  nella repubblica di Utopia, vige  la  libert  dal
bisogno: chiunque, secondo le proprie necessit, pu usare  i  beni
prodotti  dal lavoro comune. D'altro canto il lavoro    un  dovere
sociale  cui  nessuno  pu sottrarsi(80). La  libert  dai  bisogni
materiali  e  l'obbligo per tutti di lavorare consentono  di  poter
disporre  di una notevole quantit di tempo libero, che la  maggior
parte della popolazione impiega nello studio(81).
     Il  fatto  che tutti lavorino consente anche che  ci  sia  una
abbondanza di prodotti inimmaginabile in Inghilterra e negli  altri
paesi del mondo conosciuto. E non c' da meravigliarsi di questo  -
chiarisce  Moro -, perch basta pensare a quanta gente  nel  nostro
mondo  vive  senza  lavorare: la met della popolazione  costituita
dalle donne (dove le donne lavorano sono gli uomini che "russano al
loro  posto"),  i  sacerdoti e i religiosi, i  nobili  e  i  ricchi
proprietari,   quanti  ruotano  intorno  a   loro   (spadaccini   e
sfaccendati),  e,  infine,  le  turbe  di  pezzenti,  poveracci   e
accattoni:  quelli che lavorano sono veramente  pochi,  e  da  soli
producono    tutta    la   ricchezza   di   grandi    paesi    come
l'Inghilterra(82).
     Una  grande ricchezza disponibile per soddisfare i bisogni  di
tutti  (e  non solo i bisogni, ma anche i "comodi dell'esistenza"),
la  possibilit di svolgere attivit piacevoli e di dedicarsi  alle
occupazioni  preferite,  garantiscono  anche  l'ordine  all'interno
dello stato di Utopia, dove "tutto  ben disposto". E l'ordine  la
conseguenza non solo della libert dai bisogni(83), ma anche  della
libert dello spirito e della cultura(84).
     Libert dello spirito e della cultura implica per Tommaso Moro
anche  la  pi  assoluta  tolleranza  nei  confronti  di  tutte  le
manifestazioni dello spirito e della cultura, a partire  da  quelle
religiose.  La fede cristiana  una accanto alle altre; ognuno  pu
concepire e venerare Dio a suo modo, anzi gli
     
     p 24 .
     
     abitanti  di  Utopia sono convinti che a Dio stesso  piacciano
una  variet e una diversit di culti. Colui che nega l'immortalit
dell'anima  e  della provvidenza divina nell'isola  di  Utopia  non
viene  punito;  non  gli   per concesso di  propagandare  la  sua
credenza.
     Quando   nel  1535  il  parlamento  inglese  vot  l'Atto   di
Supremazia,  voluto  da Enrico ottavo, che sanciva  la  separazione
della  Chiesa anglicana da quella di Roma, Moro, sostenitore  della
tolleranza  religiosa,  lo rifiut; per questo  fu  imprigionato  e
quindi giustiziato.

Erasmo da Rotterdam.
                                                                   
L'olandese  Erasmo da Rotterdam fu un grande ammiratore di  Lorenzo
Valla  e,  come  l'umanista italiano, era convinto assertore  della
necessit di applicare la filologia non solo ai testi degli antichi
autori  classici,  ma  anche alla Sacra  Scrittura  e  agli  autori
cristiani. Nel 1504 egli trova un manoscritto delle Annotazioni  al
Nuovo Testamento del Valla e l'anno seguente lo pubblica; si dedica
inoltre  all'edizione critica del Nuovo Testamento  e  delle  opere
degli  antichi  Padri  della Chiesa(85),  mosso  dal  desiderio  di
riportare alla loro purezza originaria le fonti prime di  tutta  la
filosofia cristiana.
     
La filosofia cristiana.

Attento  a  tutti  gli aspetti della nuova cultura  rinascimentale,
Erasmo  comunque mosso soprattutto da una vocazione di tipo morale
e  religioso: il suo scopo  quello di rendere cristiana  la  nuova
cultura(86).
     Si  tratta,  quindi,  di  una sorta  di  rovesciamento  -  pur
mantenendosi fedele ai princpi della critica e della  filologia  -
dell'impostazione culturale umanistica: contro l'umanizzazione  del
cristianesimo, Erasmo propone una cristianizzazione dell'umanesimo.
E   in   questa   direzione  va  la  sua  prima  opera  importante,
l'Enchiridion militis christiani ("Manuale del soldato di  Cristo")
del 1502.
     Il  "soldato  cristiano"  usa  esclusivamente  le  armi  della
spiritualit, trova la propria forza nell'interiorit e nell'amore,
in opposizione a chi vive la religione come forma esteriore, basata
sui   riti   e   sulle   cerimonie,  che  spesso   degenera   nella
superstizione.  Contro i vescovi e i sacerdoti che  si  mettono  al
servizio  della  guerra, Erasmo afferma la  propria  incapacit  di
odiare,  anche volendo, chiunque creda con sincerit,  a  qualunque
fede appartenga(87).
     
     p 25 .
     
     La  critica  alle  degenerazioni della Chiesa  diventa  satira
feroce  nei  capitoli dedicati ai teologi e ai religiosi nell'opera
pi  famosa  di  Erasmo, l'Elogio della pazzia,  del  1511(88).  La
rassegna  delle  follie  dei  teologi  contempla  questioni   quali
"Avrebbe  potuto  Dio prender forma di donna, o del  diavolo,  d'un
asino,  d'una zucca, d'una pietra? E in tal caso come  avrebbe  una
zucca  parlato  al  popolo  e fatto miracoli?  Come  sarebbe  stato
crocifisso?"(89). Non da meno sono le pazzie dei religiosi  che  si
presenteranno  a  Cristo "scaricando ai suoi  piedi  tonnellate  di
salmi",  "migliaia di digiuni", "un mucchio s grande  di  funzioni
religiose  che  sette  navi da carico non potrebbero  trasportare",
dimenticando  che  egli  "esiger  soltanto  l'osservanza  del  suo
comandamento, quello della carit"(90).
     
Il sogno impossibile.
     
Nell'epoca  del  grande  scisma della  cristianit,  dello  scontro
violento  e  armato  tra la Chiesa di Roma e i protestanti,  quando
Ignazio di Loyola organizza il nuovo ordine dei Gesuiti secondo  un
modello militare, Erasmo tenta di proporre un ideale di moderazione
e  di tolleranza: si fa promotore di un universalismo cristiano che
dovrebbe  affermarsi grazie alla comunit dei sapienti impegnati  a
riformare i costumi del mondo cristiano. Egli sogna un'Europa unita
nel cristianesimo, senza conflitti tra gli stati, le confessioni  e
le  sette: "Voglio essere cittadino del mondo (Ego mundi civis esse
cupio)" proclama Erasmo, di fronte al moltiplicarsi delle divisioni
tra i cristiani(91).
     L'ipotesi  di promuovere un rinnovamento dell'Europa  su  basi
sostanzialmente  religiose,  senza  tener  conto   delle   profonde
trasformazioni politiche che si erano verificate, era destinato  al
fallimento,  cos come il desiderio di Carlo quinto di  ricostruire
un  impero  universale  cristiano. Johan Huizinga(92),  studioso  e
ammiratore di Erasmo, conclude con amarezza il suo saggio  dedicato
al  filosofo umanista olandese: "Se diamo uno sguardo retrospettivo
alla  figura  e alla vita di Erasmo, siamo tentati di chiederci  in
che cosa consista la grandezza di quest'uomo, fallito evidentemente
in  tutti  gli  scopi  che  si proponeva". Erasmo,  per,  aggiunge
Huizinga,  rappresenta "il primo annuncio di una nuova  fede  nella
bont,  educabilit  dell'umana natura, di  un  nuovo  caldo  senso
sociale,   di   un   nuovo  spirito  di  pacifica   benevolenza   e
tolleranza"(93).
